Val Senales: Sulle tracce della vita in alta montagna
Bolzano/Atene, 01/09/2026 – Andreas Putzer, archeologo e curatore del Museo Archeologico dell’Alto Adige, ha presentato a un pubblico internazionale di esperti i risultati di un progetto di ricerca pluriennale del Museo dedicato al paesaggio culturale alpino della Val Senales.
Da circa 15 anni Putzer studia siti archeologici in Val Senales e nelle sue valli laterali. Partendo dall’epoca di Ötzi, la ricerca si è concentrata sulla domanda di quando e in che modo l’uomo abbia iniziato a frequentare e utilizzare questo ambiente alpino.
In occasione del 32° Annual Meeting della European Association of Archaeologists (EAA) ad Atene, Putzer ha presentato per la prima volta una sintesi complessiva dei risultati delle sue ricerche, dedicate in particolare alla caccia, agli scambi, alla pastorizia e alla produzione lattiero-casearia. Grazie agli scavi e alle analisi archeobotaniche è stato possibile ricostruire alcune forme di economia preistorica e metterle a confronto con le fonti storiche scritte.
Dal ritrovamento di Ötzi allo studio di un territorio d’alta montagna
Andreas Putzer ha presentato i risultati dei suoi studi pluriennali sullo sfruttamento umano della Val Senales e delle sue valli laterali. A dare impulso all’intensa ricerca archeologica di questo territorio d’alta montagna è stato il ritrovamento dell’Uomo venuto dal ghiaccio al Giogo di Tisa nel 1991. Da circa 15 anni Putzer studia siti in Val Senales, cercando di comprendere da quando e in che modo l’uomo abbia occupato questo ambiente alpino.
Gli studi si sono concentrati sulla caccia e sul transito attraverso le Alpi, ma anche sulla pastorizia stagionale, sull’alpeggio estivo e successivamente, sulla lavorazione del latte. Attraverso scavi archeologici e indagini archeobotaniche è stato possibile ricostruire le forme di sfruttamento economico in epoca preistorica e confrontarle con le fonti storiche scritte, mettendo così in evidenza analogie e cambiamenti nelle pratiche economiche tra preistoria e storia.
Anche nelle valli laterali sono note tracce della presenza umana risalenti all’Età del rame, l’epoca in cui è vissuto Ötzi. In particolare, focolari e schegge di selce prodotte durante la lavorazione di strumenti in pietra testimoniano la presenza di persone che si fermavano in questi luoghi per una sosta o trascorrervi la notte, per poi proseguire il cammino. Un sito recentemente scoperto, databile tra il IV e il III millennio a.C., indica invece permanenze più prolungate in alta montagna.
Lo sviluppo del paesaggio culturale ed economico diventa più chiaramente delineabile nel II millennio a.C. Con l’intensificarsi dei rapporti sociali ed economici, anche le aree d’alta quota vennero maggiormente popolate. Durante l’epoca romana, questa intensa frequentazione diminuì per poi aumentare nuovamente a partire dall’XI e XII secolo d.C., quando il territorio tornò a essere maggiormente sfruttato.
Con l’intervento dal titolo “Harsh environment, tough people: Human Adaptation in the High-Alpine Valley of Schnals from Prehistory to Modern Times”, Putzer ha presentato i risultati a un pubblico di specialisti a livello internazionale. Particolarmente significativo è stato il confronto tra l’Età del bronzo e il Medioevo insieme alla questione di quali condizioni abbiano spinto le popolazioni a sfruttare intensamente ambienti d’alta montagna di difficile accesso.
“La Val Senales dimostra che i territori d’alta montagna non erano affatto soltanto aree marginali e isolate. Nel corso dei millenni l‘uomo li ha sfruttati ripetutamente, in epoche diverse e per motivi diversi. Reperti archeologici, resti vegetali e fonti storiche ci aiutano a comprendere con quanta flessibilità l’uomo abbia saputo adattarsi alle condizioni presenti in alta quota”, spiega Andreas Putzer.
Reti internazionali per la ricerca e la conservazione
Il convegno annuale dell’EAA è stato importante per il museo anche al di là del contributo reso. Vallazza e Guareschi hanno infatti colto l’occasione per confrontarsi sugli sviluppi più recenti nei settori della ricerca e della conservazione e per consolidare i contatti con esperti e istituzioni scientifiche di tutta Europa.
“La ricerca vive del confronto. Per il nostro museo è fondamentale non solo seguire gli sviluppi nei settori dell’archeologia, delle scienze naturali e della conservazione, ma anche essere parte attiva di reti internazionali”, afferma la direttrice del Museo Elisabeth Vallazza. “Allo stesso tempo abbiamo avuto la possibilità di inserire la ricerca svolta in Alto Adige in un più ampio contesto europeo e di portare le nostre esperienze nel dibattito scientifico”.
Foto: Andreas Putzer durante la sua relazione all’EAA di Atene © Museo Archeologico dell’Alto Adige
Contatto stampa:
Katharina Hersel
Museo Archeologico dell’Alto Adige
Mail: press@iceman.it
Tel. 0471 320114