Ötzi, l'Uomo venuto dal ghiaccio: Risultati della ricerca ed evento al Museo Archeologico dell'Alto Adige in occasione del 30esimo anniversario dal suo ritrovamento (19.9.1991).

Bolzano, 16/09/2021

19.9.2021:
30 anni dal ritrovamento di Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio

Ricerca scientifica, primati e un evento open air

Bolzano – Sono trascorsi 30 anni da quando il 19.9.1991 la mummia di Ötzi è riaffiorata dal ghiaccio sul Giogo di Tisa, sopra la Val Senales nelle Alpi Venoste, e ha avuto la fortuna di essere notata dagli sguardi attenti della famiglia Simon di Norimberga. Il suo corpo, quello di un uomo vissuto nell’Età del rame, è rimasto nascosto nel ghiaccio per oltre 5000 anni, conservandosi fino a oggi. Non si tratta di un uomo qualunque, ma della vittima di un omicidio, le cui tracce sono ancora visibili.

Un corpo così antico e così ben conservato continua ad essere una scoperta sensazionale non solo per l’archeologia, ma anche per le scienze dell’antichità: è con l’Uomo venuto dal ghiaccio che la collaborazione tra diverse discipline storiche e naturalistiche finalizzata alla reciproca acquisizione di conoscenze è diventata prassi e si è affermata la bioarcheologia. Grazie all’apporto di persone in gamba, di indagini naturalistiche e di metodi tecnici di misurazione è stato possibile portare alla luce moltissimi dettagli. Lavorare sulla famosa mummia ha comportato, negli ultimi 30 anni, un avanzamento di carriera per oltre 800 ricercatori.

Anche negli ultimi cinque anni è stato possibile pubblicare moltissimi contributi scientifici internazionali sull’Uomo venuto dal ghiaccio, sul suo corredo e sull’ambiente in cui è vissuto. I risultati più significativi hanno riguardato il suo equipaggiamento per la caccia e le relazioni commerciali ad ampio raggio nell’Età del rame. Sono stati inoltre resi noti ulteriori dettagli sulla sua provenienza locale e sulla sua origine genetica, sulla sua alimentazione, sul suo stato di salute, sul clima dell’epoca in cui è vissuto, come pure sulla vegetazione e sui microorganismi. In allegato una breve panoramica con i dati più importanti di questi 30 anni di ricerca sull’Uomo venuto dal ghiaccio.
Tuttavia non è ancora stato detto né scoperto tutto. Nuovi metodi di ricerca solleveranno anche in futuro ulteriori questioni e porteranno a ulteriori conoscenze, soprattutto nell’ambito della microbiologia, della biologia molecolare e delle tecniche di imaging in radiologia.
Contribuiranno ad affinare le conoscenze sul nostro antenato anche altri scavi archeologici e scoperte supportate da indagini naturalistiche, ma il mistero dell’Uomo venuto dal ghiaccio non sarà probabilmente mai svelato del tutto.

L’incontro con la mummia continua perciò a esercitare ancor oggi – dopo 30 anni – un fascino a cui è difficile sottrarsi. Dall’inaugurazione del Museo Archeologico dell’Alto Adige, avvenuta nel 1998, Ötzi e il suo corredo hanno stupito oltre 5,5 milioni di visitatori, e le notizie diffuse dai media, i documentari e i film sull’Uomo venuto dal ghiaccio hanno attirato l’attenzione e la curiosità di un numero ancora maggiore di persone in tutto il mondo.

Trent’anni fa nessuno avrebbe potuto immaginare che l’interesse del pubblico per la mummia umida più antica del mondo sarebbe rimasto immutato fino ad oggi. Per questo motivo la Provincia Autonoma di Bolzano, ente responsabile del Museo, sta progettando nel capoluogo una nuova realtà museale, più grande e in una posizione facilmente accessibile. Il nuovo edificio dovrà fornire spazio sufficiente per l’Uomo venuto dal ghiaccio e il suo corredo, per la ricerca archeologica in Alto Adige, oltre che per le mostre temporanee e il servizio visitatori.

Manifestazione per i 30 anni di Ötzi presso il Museo Archeologico dell’Alto Adige

 

Nel rispetto delle norme di sicurezza anti-COVID 19, il Museo Archeologico dell’Alto Adige festeggerà questa ricorrenza con i suoi visitatori sui prati del Talvera, a soli 200 metri dal museo.

Sabato e domenica 18-19.9.2021, ore 11.00-18.00

Ritorno alla preistoria: lavorare la selce come ai tempi di Ötzi
Un fine settimana archeologico per tutta la famiglia sui prati del Talvera a Bolzano

Al tempo di Ötzi la selce era una materia prima di vitale importanza. Con essa venivano prodotti punte di freccia, lame di coltello e raschiatoi per lavorare il legno e l’osso, tagliare in pezzi la selvaggina cacciata, mietere i cereali, raccogliere le verdure o preparare i cibi.

Durante questo fine settimana, sotto la guida di collaboratori esperti, grandi e piccini potranno sperimentare in prima persona le antiche tecniche per realizzare una lama o una punta di freccia, per lavorare la pelle, il legno o il corno o per accendere un fuoco, e farsi così un’idea della straordinaria conoscenza dei materiali e dell’abilità tecnica dei nostri antenati.
La partecipazione al festival archeologico sui prati del Talvera è gratuita. In quest’occasione sarà gratuito anche l’ingresso al Museo Archeologico dell’Alto Adige. In entrambi i casi sarà richiesto il Green Pass.

Perché Ötzi è così famoso?

Ötzi è l’Uomo dei superlativi. Per l’archeologia e l’archeotecnica, per la ricerca medica, genetica, biologica e antropologica, così come per molte altre discipline, l’Uomo venuto dal ghiaccio ha un valore inestimabile.

Ötzi è la mummia umida più antica del mondo. I suoi indumenti e l’equipaggiamento che portava con sé non hanno eguali; non ci sono infatti pervenuti altri materiali organici dell’Età del rame. Le circostanze della sua morte sono insolite e il suo stato di conservazione unico, grazie a una serie quasi incredibile di casualità: un omicidio in alta montagna, fattori climatici favorevoli che portano alla mummificazione e preservano dalla distruzione, la fortunata scoperta della mummia nel momento del disgelo.

Poiché l’Uomo venuto dal ghiaccio è stato rinvenuto isolato e non in relazione a un contesto funerario, mancano importanti indicatori – come ad esempio la ceramica – che aiutino a inquadrarlo in un gruppo culturale. D’altro canto, la morte improvvisa in un ambiente glaciale ha custodito per noi nei millenni un corpo quasi intatto, quello di un cacciatore dell’Età del rame sorpreso nella sua quotidianità. È una novità di straordinaria portata: mai prima d’ora un uomo preistorico così ben conservato era giunto fino a noi.

La determinazione dell’età assoluta di Ötzi ha consentito di retrodatare di circa 1000 anni l’inizio dell’Età del rame nella regione alpina. Le abilità manuali degli uomini tardoneolitici non erano finora documentate e hanno sorpreso gli archeologi per entità e precisione. Soprattutto i capi di vestiario non si erano prima d’ora mai conservati. Anche in questo caso la scoperta della conoscenza dei materiali e della lavorazione accurata, attenta anche all’estetica, è stata entusiasmante per la ricerca storica. L’analisi degli strumenti in selce rivela un raggio di approvvigionamento della materia prima che va dai Monti Lessini al Bacino Lombardo (distanza: 200 km ca.). Il rame utilizzato per l’ascia, per il quale si erano a lungo ipotizzati giacimenti locali, proviene addirittura dalla Toscana.

Le scarpe di Ötzi, praticamente intatte, sono in assoluto le prime calzature termiche, oltre che le seconde più antiche del mondo finora rinvenute.

La sua ascia è l’esemplare più antico di ascia neolitica con lama di rame, nonché l’unico integralmente conservato (manico in legno e lama).

Anche lo stato di conservazione delle sue frecce è eccezionale e rivela informazioni finora sconosciute sulla fattura di tali manufatti, come ad esempio la loro impennatura.

Il ritoccatore di Ötzi, dall’aspetto simile a una matita, è l’unico al mondo a essere composto da un pezzo di legno e da una scheggia di corno di capriolo. Fatta eccezione per alcune punte di corno dell’Età della pietra con funzione analoga, non è noto alcun altro utensile di questo tipo.

La corda del suo arco è la più antica finora nota e perfettamente conservata. Ma non solo: l’insieme degli utensili e delle armi di Ötzi costituisce l’equipaggiamento per la caccia più antico del mondo giunto fino a noi nella sua interezza.

Tutte queste nuove straordinarie informazioni hanno consentito all’archeologia sperimentale di fare un salto di qualità.

Per la divulgazione della preistoria Ötzi è stato un colpo di fortuna. Innumerevoli reperti preistorici e protostorici sono stati rivalutati grazie al fatto che ora ce li si può immaginare associati a una persona in carne ed ossa con un background culturale. Insieme a Stonehenge e alle piramidi egizie, Ötzi è diventato in tutto il mondo l’icona di un’epoca.

L’Uomo venuto dal ghiaccio porta sul corpo i più antichi tatuaggi finora conosciuti. Sono stati effettuati non a scopo ornamentale, bensì terapeutico, per lenire il dolore. Dal momento che si trovano proprio in corrispondenza delle linee dell’agopuntura, c’è ragione di credere che questo trattamento non sia una scoperta (esclusivamente) cinese, ma che venisse praticato già in precedenza in Europa.

Il genoma di Ötzi (DNA nucleare) è in tutto il mondo l’unico DNA completamente decodificato appartenente a una mummia di Homo sapiens sapiens. Con l’aiuto di minuscoli campioni di tessuto prelevati dal corpo si sono potute ottenere informazioni mediche relative a globuli rossi, collagene, borreliosi, batterio Helicobacter pylori, arteriosclerosi e molto altro. Queste informazioni sono utili per comprendere la genesi delle malattie e in futuro forse anche per mettere a punto le terapie.

Altri record:
Visitatori: dall’inaugurazione del Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano, il 28 marzo 1998, l’Uomo venuto dal ghiaccio e il suo corredo sono stati visitati da più di 5,5 milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Il numero medio di visitatori per anno si è stabilizzato a circa 250.000 (prima del Covid). Il sito web con le informazioni su Ötzi www.iceman.it viene consultato ogni anno da un numero di utenti che è tre volte quello dei visitatori (650.000) e OetziTheIceman è seguito su Facebook da più di 20.000 fan in tutto il mondo. Su Google l’Uomo venuto dal ghiaccio detiene il numero più alto di risultati di ricerca (2.140.000), seguito dai 420.000 di Tutankhamon.

Ricercatori: oltre 800 scienziati di tutto il mondo si sono occupati del fenomeno Ötzi. Che si siano avvicinati a lui con problematiche di tipo archeologico o archeotecnico, botanico, medico, antropologico, storico-culturale o medico-legale, l’Uomo venuto dal ghiaccio ha fornito impulsi decisivi alla nascita della bioarcheologia.

Risultati: le conoscenze finora acquisite sull’Iceman hanno trovato espressione in una produzione che attualmente conta quasi 800 pubblicazioni scientifiche peer-review, che è possibile consultare sul sito web del Museo nella “Banca dati su Ötzi” (www.iceman.it/database/). Molte domande sulla vita nell’Età della pietra e sul personale destino della mummia hanno potuto essere chiarite, mentre altri misteri attendono ancora di essere svelati o forse non lo saranno mai.

Eco mediatica, notorietà: ancora oggi per la maggior parte dei media una novità su Ötzi vale una notizia, perché per i motivi più svariati molte persone di tutto il mondo sono affascinate da nuovi dettagli riguardanti la vita di un loro antenato dell’Età del rame.

© Museo Archeologico dell’Alto Adige

 


Foto:

Ricostruzione di Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio © Museo Archeologico dell’Alto Adige / foto-dpi.com

Ulteriori immagini del museo e di Ötzi

L’utilizzo delle immagini per scopi giornalistici è gratuito.

 

 

Contatto per la stampa:
Katharina Hersel
Museo Archeologico dell’Alto Adige
Via Museo 43, I-39100 Bolzano
T +39-0471-320114
[email protected],
www.iceman.it
Social Media: OetziTheIceman

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The reconstruction of Ötzi the Iceman at the South Tyrol Museum of Archaeology, Bolzano, Italy
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