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30.08.2010 - 14:26

La mummia del Similaun non è stata inumata sul ghiacciaio

Parere del Museo Archeologico dell’Alto Adige sulla “teoria della sepoltura” di Ötzi, formulata da A.
Vanzetti, M. Vidale, M. Gallinaro, D.W. Frayer e L. Bondioli e pubblicata sulla rivista specializzata
“Antiquity” 84/2010.


La teoria, apparsa sui media la settimana scorsa, secondo la quale la mummia del Similaun
non perse la vita sul ghiacciaio, bensì vi fu trasferita più tardi per la sepoltura, non è condivisa
dai ricercatori sull’Iceman.
Nell’articolo “The Iceman as a burial” (apparso sul numero 84/2010 di “Antiquity”), l’archeologo
Alessandro Vanzetti dell’Università “La Sapienza” di Roma
e i co‐autori rianalizzano l’ubicazione
spaziale dell’Uomo venuto dal ghiaccio nel luogo del suo ritrovamento sul Giogo di Tisa (Alto
Adige/Italia). Dalla posizione della mummia e da ricerche botaniche, Vanzetti è giunto alla
conclusione che il decesso di Ötzi non avvenne nel luogo dell’incidente, bensì in primavera
nell’ambito della comunità valligiana e fu trasferito e inumato sul Giogo di Tisa solo nel
settembre successivo.
Lo scenario ipotizzato da Vanzetti, discusso più volte in passato, presenta alcuni fondamentali
punti deboli nelle argomentazioni
e nella localizzazione archeologica, tanto che le sue
affermazioni non possono essere condivise dalla maggior parte dei ricercatori sull’Iceman. Essi
ritengono che i pollini e la distribuzione dei reperti nel luogo di ritrovamento non siano
elementi idonei a dimostrare le cause del decesso, eventuali cambiamenti corporei post
mortem o rituali di sepoltura.
Dal punto di vista archeologico è opportuno sottolineare l’eccezionalità del ritrovamento sul
Giogo di Tisa di una mummia risalente all’era del rame. Sebbene nelle culture sudamericane
esistano luoghi di sepoltura sulle montagne e ad alta quota, nell’arco alpino non sono noti casi
analoghi. Al contrario, durante l’era del rame, i cimiteri erano ubicati di norma nei pressi degli
insediamenti
e, anche in caso d’inumazioni molto complesse (tombe singole, collettive,
sepolture primarie o secondarie, tumulazioni o cremazioni), non esistono indicazioni su tombe
lontane dagli insediamenti.
Gli archeologi vogliono ricordare che l’argomentazione etno‐storica di Vanzetti, secondo la
quale in Tirolo i defunti venivano conservati dopo la morte e portati oltre i passi per la sepoltura
nei cimiteri solo dopo lo scioglimento delle nevi, va ricondotta al sistema delle chiese cimiteriali
cristiane
e alle strutture del dominio feudale medievali. In quel periodo, infatti, i defunti
venivano sepolti prima possibile, in base al diritto canonico, nel cimitero di competenza, allo
scopo di riportarli al villaggio e non dal villaggio alla montagna. L’analogia con l’epoca cristiana
si limita, dunque, alla conservazione dei corpi. All’epoca di Ötzi (età del rame), invece, l’analogia
relativa al trasferimento può essere ritenuta solo una speculazione.

Se, come descritto nell’articolo di Vanzetti, l’uomo venuto dal ghiaccio fosse effettivamente
deceduto a valle in aprile e sepolto solo a settembre in montagna, nonostante i tentativi di
mummificazione avrebbe dovuto presentare forti segni di decomposizione
e d’infestazione da
insetti. Poiché questi elementi sono assenti, si dà per assodato che il cadavere abbia sì perso
gran parte dell’umidità corporea, ma che si sia congelato in brevissimo tempo, protetto da una
coltre di neve e ghiaccio. Questa particolare situazione ha indotto la mummificazione unica al
mondo dell’Uomo venuto dal ghiaccio, conservando l’umidità all’interno dei tessuti. Tale
processo di conservazione dell’umidità si basa sulla liofilizzazione e non può essere spiegato con
una mummificazione a secco, come presume Vanzetti.
La prova forense più importante a dimostrazione che la perdita d’umidità corporea può essere
avvenuta solo nel luogo di ritrovamento è la posizione del braccio sinistro e il flusso sanguigno
ininterrotto, fuoriuscente dall’arteria recisa attraverso il canale d’ingresso della freccia fino alla
cute. Ciò comprova, senza alcun dubbio, che il braccio era in tale posizione esattamente al
momento del decesso, quando il sangue era ancora in circolo. Con l’affievolirsi della rigidità
cadaverica sarebbe stato facile riposizionare il braccio lungo il corpo.
Vanzetti afferma, invece, che il corpo sia stato inumato intatto sul ghiacciaio e che sia scivolato
lungo il pendio durante lo scioglimento dei ghiacci, facendo ruotare il braccio, come noto,
davanti al petto. Ciò è impensabile se, come gli stessi autori hanno affermato, Ötzi fosse
deceduto e mummificato mesi prima. Il braccio irrigidito, infatti, non sarebbe potuto essere
spostato senza provocare notevoli danni all’arto stesso o alla spalla. Per contro, tutte le
articolazioni dell’Uomo venuto dal ghiaccio sono anatomicamente nella posizione corretta. Un
trasporto della mummia intatta sul ghiaccio è pertanto da escludere completamente.
Una parte importante dell’argomentazione di Vanzetti a favore di una inumazione autunnale in
montagna è costituita anche dalle analisi dei pollini di Ötzi effettuata dall’Università di
Innsbruck. Vi sono tuttavia delle incongruenze nel decorso temporale della procedura di
inumazione da lui supposta. Un solo dettaglio: l’analisi di pollini su ghiaccio disciolto non può
essere utilizzata come prova di una inumazione autunnale.
Infatti, se, come ammesso anche
dagli autori, l’area del ritrovamento ha subito un disgelo, i pollini non si trovano più nella
stratificazione originaria, ma sono mischiato con il contenuto pollinico di strati più recenti.
Le argomentazioni di Vanzetti e dei co‐autori e la presunta inumazione sul ghiacciaio risultano
pertanto poco convincenti sia dal lato archeologico che da quello naturalistico‐scientifico.
Risposte dettagliate dal punto di vista archeologico e naturalistico‐scientifico, che hanno come
scopo la discussione con gli autori, sono state pubblicate in una rivista specializzata: Zink, A. / Graefen, A. / Oeggl, K. / Dickson, J. / Leitner, W. / Kaufmann, G. / Fleckinger, A. / Gostner, P. / Egarter Vigl, E.: The Iceman is not a burial: reply to Vanzetti et al. (2010) Antiquity 85. In: Antiquity Volume 085 Issue 327 March (2011) http://www.antiquity.ac.uk/projgall/zink328/

Dott. Eduard Egarter Vigl, ex‐primario di patologia presso l’Ospedale regionale di Bolzano e conservatore
dell’Uomo venuto dal ghiaccio (I)
Dott.ssa Angelika Fleckiger, archeologa e direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano
Dott. Paul Gostner, radiologo, ex‐primario di radiologia presso l’Ospedale regionale di Bolzano (I)
Dott. Günther Kaufmann, archeologo e conservatore del Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano (I)
Prof. univ. straordinario dott. Walter Leitner, archeologo, direttore dell’Istituto di archeologia dell’Università di
Innsbruck (A)
Prof. univ. straordinario dott. Klaus Oeggl, botanico, Istituto di botanica dell’Università di Innsbruck (A)
Docente privato dott. Albert Zink, biologo molecolare e paleopatologo, direttore dell’Istituto per le mummie e
l’Iceman dell’EURAC, Bolzano (I)

Foto: l’utilizzo delle foto è gratuito se esse sono corredate del copyright © Museo Archeologico
dell’Alto Adige
Soggetti: L’Uomo venuto dal ghiaccio durante una visita, L’Uomo venuto dal ghiaccio nella sua
cella, il luogo del ritrovamento sul giogo di Tisa

Bolzano, 30.08.2010
Informazioni: Katharina Hersel, ufficio stampa del Museo Archeologico dell’Alto Adige
Tel.: +39 0471 320114
E‐mail: katharina.hersel@iceman.it; press@iceman.it
Museo Archeologico dell’Alto Adige
Via Museo 43
39100 Bolzano
www.iceman.it

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L’Uomo venuto dal ghiaccio nella sua cellaL’Uomo venuto dal ghiaccio nella sua cella
il luogo del ritrovamento sul giogo di Tisail luogo del ritrovamento sul giogo di Tisa
L’Uomo venuto dal ghiaccio durante una visitaL’Uomo venuto dal ghiaccio durante una visita