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L'elmo celtico di Vadena

L'elmo celtico di Vadena

Durante l'età del ferro popolazioni celtiche penetrano nell'odierna Pianura Padana per insediarvisi. Presto le popolazioni che già vivono nel territorio alpino intrattengono vivaci contatti con i nuovi venuti; sono specialmente le loro armi, di nuovo genere, a godere di grande popolarità, ad esempio i loro elmi in ferro, parte dell’armatura da difesa. Nella necropoli di Vadena, a sud di Bolzano, è stato trovato un elmo celtico a bottone, datato al VI-III secolo a.C., di cui si sono conservate la calotta e la protezione per la nuca, mancano, invece, i paraguance. Sulla punta della calotta è fissato un bottone per elmo.

Il ferro

Dopo l'alluminio, il ferro è il metallo più diffuso sulla terra. Al contrario del bronzo, che è composto da due diversi metalli, il ferro non richiede nessun procedimento di lega. Il ferro è inoltre molto più elastico e duro del bronzo. La gamma di attrezzi e strumenti in ferro costruiti in questo metallo a partire dal IX secolo a.C. in Europa è perciò molto ampia e include asce, scuri, martelli, incudini, picconi, falci, zappe, campane e sonagli per gli animali, ferri di cavallo, parti di carro, spiedi, alari, attizzatoi, guarnizioni metalliche di porte, parti metalliche per costruzioni in legno, chiavi, gradini in ferro ed equipaggiamenti bellici come spade, elmi e borchie per gli scudi da battaglia.
  

Visto da vicino – La lavorazione del ferro

Nella preistoria il ferro veniva lavorato in forni fusori a pozzo, in cui si ammucchiavano carbone di legna e metallo in strati sovrapposti. In questo tipo di forni non si riusciva tuttavia a ottenere la temperatura di 1.539º Celsius necessaria per liquefare il ferro e poi versarlo in stampi. Per questo motivo il ferro veniva raffinato surriscaldandolo nei forni ed eliminando così le scorie. Ciò che rimaneva era un massello di ferro che veniva martellato a caldo o a freddo, dapprima per depurarlo ulteriormente dalle impurità silicee, poi per foggiare il materiale fino a ottenere la forma desiderata. Con il ferro si fabbricavano soprattutto utensili, attrezzi agricoli e armi.
  

Chi erano i Reti?

Durante la prima età del ferro nel territorio delle Alpi centrali viveva la popolazione dei Reti. Così ci riferiscono autori greci e romani a partire dal II secolo a.C., pur non parlando mai esplicitamente di una stirpe di Reti, bensì di una pluralità di tribù insediate nel territorio dei Reti.

Verosimilmente la denominazione di “Reti” è stata attribuita a diverse tribù alpine a causa della loro comune adorazione della dea Reitia. Il loro territorio di insediamento si trovava principalmente nelle zone limitrofe alla Valle dell'Adige e a quella dell'Inn, quindi sia a nord che a sud della catena alpina.
  

Reti, Celti e Etruschi

Intorno al 550 a.C. nella zona alpina centrale si verifica un cambiamento culturale fondamentale. Nelle valli alpine meridionali, sotto gli influssi mediterranei si sviluppa la cultura di Fritzens-Sanzeno, che si diffonde rapidamente anche verso nord, oltre la catena delle Alpi.

In qualità di esponenti della cultura di Fritzens-Sanzeno, i Reti assorbono importanti influenze dagli Etruschi, che a partire dal VI secolo a.C. avevano fondato numerose città nella Pianura Padana. Tra i beni importati dal sud si annoverano ad esempio grandi recipienti in bronzo con raffigurazioni di cerimonie sacrificali.
Quando i Celti penetrano nell'Alta Italia, verso il 400 a.C., sugli oggetti delle popolazioni locali si nota chiaramente anche il loro influsso. I guerrieri retici mutuano dai Celti la spada e l'elmo in ferro, e le donne i bracciali in vetro. Per la prima volta compaiono armi nei corredi funebri deposti nelle tombe. Ciò accade anche nel sepolcreto di Vadena, nei pressi di Bolzano, dove uno degli uomini è sepolto con il suo elmo a bottone celtico.